L’INFORMAZIONE SUL MONDO AVICOLO: CERCHIAMO DI FARE UN PO’ DI CHIAREZZA

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Quello che segue è quanto ho scritto alla redazione de “il Fatto quotidiano” dopo aver letto un loro articolo sugli allevamenti avicoli che mi ha colpito per il numero di inesattezze e argomentazioni azzardate.

L’ho fatto perché il tema lo conosco bene, certo più delle persone che, di avicoltura, in genere “conoscono” solo i prodotti alla fine della filiera (carne, uova e derivati) oltre a poche altre informazioni.

La questione sta nel fatto che “i racconti” sul mondo avicolo arrivano al pubblico prevalentemente da entità organizzate dichiaratamente “anti allevamenti”.

Queste hanno buon gioco a raccontare la loro versione dei fatti, perché il mondo avicolo “parla” poco si sé se non tramite spot e poco altro, ma senza approfondire argomenti che invece lo meriterebbero ed eviterebbero anche di consentire certe fantasiose interpretazioni del reale.

Ho chiesto anche la pubblicazione di quanto segue affinché ci fosse perlomeno un bilanciamento, ma mi è stato detto che “no” perché non sono parte in causa. Per cui uso i miei strumenti per pubblicare le mie osservazioni, sperando che qualcuno del settore avicolo lo veda, lo riprenda e lo divulghi a sua volta. Segue il testo integrale del mio messaggio che contiene anche il link all’articolo in questione:

“Buongiorno,

come anticipato nei giorni scorsi al capo redazione, faccio riferimento al vostro articolo sugli allevamenti dei polli del 2022/03/03 per trasmettervi molte obiezioni che cercherò di fare in modo puntuale. http://ilfattoquotidiano.it/2022/03/03/i-polli-allevati-esclusivamente-per-produrre-carne-sono-geneticamente-condannati-a-soffrire-lo-studio-dimostra-perche-anche-la-filiera-italiana-e-fuorilegge-video/6513039/

L’articolo suindicato, pubblicato il 3 marzo 2022, appare drammaticamente suggestivo. Ma ci sono molte cose da chiarire perché il racconto fatto è di verosimiglianza qui proposta come esempio di una qualche formula diabolica che calcola scientemente il malessere animale. C’è una retorica del male contro il bene che rasenta la stucchevolezza.

Il filmato è girato con abilità e capacità di trasmettere un livello di drammaticità ottenuta con strategie molto simili a quelle degli illusionisti, che costruiscono i loro spettacoli esercitandosi nel far concentrare il pubblico su aspetti marginali rispetto all’effetto dell’illusione e quindi del trucco che mettono in scena.

Qui i trucchi sono numerosi. Il più evidente è quello di far apparire come straordinari fatti che sono solo occasionali, percentualmente irrilevanti e potremmo dire anche inevitabili. Che su migliaia di polli ne muoiano qualche decina oserei dire che è addirittura naturale. Visto che l’articolo ricorre a qualche parallelismo azzardato con gli umani, allora dovremmo osservare che nella popolazione umana sono numerosi i casi di individui che, seppure cresciuti in una civiltà iperprotettiva, muoiono all’improvviso per i motivi più disparati… vogliamo forse credere che sia frutto del calcolo di qualcuno?

Altro trucco sottile è quello di affermare che “Il team investigativo Animal Equality ha condotto un’indagine inedita, i cui risultati sono pubblicati in anteprima da ilfattoquotidiano.it, proprio per mostrare che a condannare questi animali è la selezione genetica, a prescindere dall’ambiente in cui vengono allevati. Il team ha consultato veterinari esperti che hanno eseguito radiografie su sette polli morti all’interno di un allevamento intensivo del Nord…”

Quali sono le competenze di questo team? Chi sono queste persone e a che titolo fanno le affermazioni che fanno in seguito ad una consultazione con veterinari di cui non sappiamo il nome? Cosa ha spinto dei veterinari -che si presume essere perlomeno competenti- ad azzardare valutazioni basandosi su un campione francamente ridicolo che non può essere considerato in alcun modo rappresentativo e tantomeno indicativo di un qualche segnale scientifico? E tutti gli altri polli com’erano? Che vaccinazioni avevano ricevuto? Con che mangime sono stati nutriti?  Che acqua avevano bevuto? Che ventilazione era presente? Che inconvenienti avevano eventualmente subito? Non viene detto nulla di nulla!

Giusto per farvi capire quanto ridicola sia un’affermazione come quella da voi pubblicata “in esclusiva”, dovreste sapere che anche solo per verificare e valutare il peso degli animali in allevamento, gli allevatori di tutta Italia ogni settimana pesano decine di capi per ogni capannone.

Faccio un elenco di altre affermazioni dell’articolo commentandole via via.

Viene detto:

  • I polli sono allevati esclusivamente per produrre carne…” per cos’altro dovrebbero essere allevati? Ogni anno sono circa 500 i milioni di polli utilizzati per soddisfare la domanda. L’industria avicola provvede a nutrire in modo sano, semplice ed economico almeno 2/3 del mondo.
  • “… sono geneticamente condannati a soffrire” al massimo sono geneticamente selezionati in base alla loro voracità naturale lasciandoli crescere fino ai 3-4 kg perché oltre sarebbe antieconomico per l’intera filiera incluso l’aspetto ambientale. Il comparto avicolo infatti lavora incessantemente affinché la cura dell’animale accresca il suo benessere, la qual cosa comporta che cresce meglio e più velocemente… proprio come accade ai nostri giovan i che per via di condizioni ambientali particolarmente favorevoli e largo accesso al cibo crescono come mai sarebbe accaduto ai loro nonni cresciuti nelle privazioni e nella fatica.
  • “Ma tutti muoiono molto prima dei 7-10 anni a cui potrebbe arrivare un pollo di razza non Broiler” infatti sono allevati per produrre carne/uova, non sono animali da compagnia! E a proposito di animali da compagnia vogliamo allora parlare senza ipocrisie della sterilizzazione e degli incroci fra razze diverse che l’uomo fa per renderli a sé graditi?
  • “…si basa sulla sofferenza deliberatamente imposta dall’essere umano nei confronti di animali selezionati apposta per massimizzare i propri profitti a discapito della loro salute” L’allevatore avrebbe quindi interesse a far soffrire i suoi animali e a farli morire per poter guadagnare di più?
  • “E come se un bambino arrivasse a pesare 300 chili in soli due mesi” Comparazioni tra razze diverse sono senza senso e da sole squalificano ogni affermazione fatta dal team o dai veterinari. In confronto ad una formica, se avesse senso fare il paragone, l’uomo dovrebbe essere in grado di sollevare 7-800 kg!!
  • “difese immunitarie basse dovute a un patrimonio genetico limitato” Affermazione gratuita e falsa, cosa ne sanno? Hanno forse verificato il corredo anticorpale di quegli animali? E di quanti in tutto?
  • “I danni agli organi sono attribuibili principalmente alla selezione genetica” Selezione genetica… cioè? Le razze broiler sono il frutto di una selezione che, seppure il termine “genetica” faccia pensare a chissà cosa, si tratta invece di selezione naturale fatta osservando i comportamenti degli animali che, come ogni altro essere animale, portano con sé una dotazione genetica che deriva dai loro avi. Si sceglie quindi far riprodurre solo quelli con determinate caratteristiche. Questi animali crescono in allevamenti protetti (che non sono le fattorie di Nonna Papera) sia per tutelarne il benessere in senso lato, sia per evitare che tutte le attenzioni cui vengono sottoposti vengano vanificate dall’entrata in contatto con malattie portate dall’esterno e aggressioni da selvatici. La velocità di crescita dell’animale deriva dall’avergli consentito di vivere (certo per meno di quanto potrebbe) nel benessere generato dalle attenzioni presenti negli allevamenti moderni. Usare termini come “rifugio” per indicare un luogo indebitamente definito dall’articolo come “protetto” dove “testare” la resistenza e la resilienza dei broiler è una scelta strumentale. Gli allevamenti protetti (termine più adeguato a quello di “intensivi” che genera riflessioni fuori luogo) sono molto più sicuri di qualunque rifugio esterno.
  • L’articolo riferisce un invito a “mettere al bando il rapido accrescimento”. Qui sarebbe lungo da spiegare dovendo ricorrere ad una descrizione che estende quanto detto nel punto precedente. In sintesi possiamo però dire che se quando il “rapido accrescimento” viene sostituito da “una lenta crescita” (questione per altro già in stato di avanzato sviluppo anche commerciale) le conseguenze sono (per dirne solo alcune) maggiori costi per la filiera, maggiore costo per il consumatore, maggiore impatto ambientale, i polli vengono portati ad un peso predefinito come adatto alla macellazione… solo poche settimane più tardi. (A disposizione per approfondimenti in merito)
  • “uno dei polli morti in rifugio è morto per polmonite…” UNO!! com’era la gestione delle temperature e dell’aria in quel “rifugio”? Se prendi un qualsiasi animale o vegetale abituato (anche geneticamente) ad ambienti che ne preservano il benessere e lo metti proditoriamente in ambienti diversi… succede sicuramente che qualcosa si prende… anche solo un raffreddore o un mal di pancia.
  • Il “team” dell’articolo prende anche un pollo dall’allevamento (di che allevamento di stratta?) battezzandolo Sam e costruendogli intorno una vicenda francamente ridicola. Sembra un soggetto di Walt Disney.

E mi fermo qui chiedendovi la cortesia di pubblicare queste osservazioni con il medesimo peso dato all’articolo “esclusivo” cui sono riferite.”

Pietro Greppi 3351380769

Advisor per l’etica in comunicazione – fondatore di Scarp de tenis

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