PIÙ DELL’INFLUENZA AVIARIA COLPISCE IL COME SE NE PARLA…

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Seguo da vicino e con attenzione le informazioni sul settore avicolo con l’intento di narrarne gli aspetti positivi, di attenzione e utilità, che vengono invece ignorati e/o strumentalizzati dai suoi detrattori.

Lo faccio a supporto di un’informazione che più che corretta (dovrebbe essere un prerequisito) ritengo vada data con un linguaggio semplice, affinché anche le persone più semplici (che sono poi sia “alla fine” che “il fine” della filiera del consumo dei prodotti avicoli) possano attingere a contenuti utili, oggettivi e completi senza alcuna strumentalizzazione.

Una corretta gestione dei problemi di comunicazione, nel settore avicolo appare sempre più importante. Eccomi quindi con alcuni aggiornamenti sul tema dell’aviaria che, pur essendo una questione seria, viene troppo spesso strumentalizzato da associazioni pseudo naturaliste il cui orientamento è (a ben vedere) sempre più rivolto al proprio sostentamento (raccolta fondi e adesioni) che all’analisi corretta e onesta di un comparto che, come quello avicolo, sostiene il nostro benessere alimentare ed economico, curando in modo attento gli allevamenti.

Tanto per fare un esempio, invece che intensivi dovrebbero essere definiti “protetti” per quante attenzioni vengono rivolte dagli allevatori a ciò che è necessario affinché gli animali siano protetti e in buona salute.

C’è ovviamente il fatto che gli allevamenti, come le coltivazioni, sono ambiti dove non esiste la spontaneità delle loro strutture. L’essere umano da sempre gestisce la natura assecondando le proprie necessità di sopravvivenza. L’importante è che lo faccia con consapevolezza e attenzione alla tutela ambientale in generale.

Siamo circa 7 miliardi a questo mondo e siamo in crescita. Non possiamo guardare la natura senza considerare che parte di essa dobbiamo usarla per alimentarci. E tutto (tutto) quello che ci alimenta, poco prima di nutrirci era a suo modo “vivente”. Facciamocene una ragione.

Tornando al tema dell’influenza, sposterei quindi l’attenzione su come il tema di quella aviaria influenzi la percezione delle persone in funzione non tanto della loro preparazione in materia, ma della quantità di messaggi verosimili che circolano. Tende a “vincere” la versione di chi ne parla di più e di chi ne parla ai più esposti ad essere distratti.

A questo proposito segnalo come esempio di informazione, che informazione non è, uno fra i tanti (purtroppo) articoli che circolano, scritti sperabilmente in buona fede da chi cerca di fare informazione con quello che trova in giro… e siccome trova più argomentazioni strumentalmente costruite con contenuti verosimili, ma non veri… quando li riporta come notizia… ecco il disastro.

Qui sotto trovate allora l’articolo in questione che commenterò più sotto indicando con una serie di punti quale sia invece il reale stato delle cose:

Ecco i commenti annunciati, che non sono miei in senso stretto bensì condivisi con figure apicali del settore avicolo.

L’articolo sopra è un “bell’esempio” di informazione distorta… semplicemente perché è innegabile che sono i selvatici che infettano gli intensivi.

Ma andiamo anche oltre:

1.Il virus dell’Influenza Aviaria è portato da uccelli selvatici lungo le rotte migratorie che collegano la Russia asiatica al Nord Africa.

2.Centinaia di uccelli selvatici muoiono ogni anno a causa della IA e questa mortalità è utilizzata dai veterinari per monitorare la diffusione della malattia. I selvatici sopravvissuti diventano moltiplicatori del virus e con le loro feci lo distribuiscono sul territorio.

3.Quando il pericolo di contaminazione aumenta, viene fatto obbligo agli allevamenti all’aperto (incluso quelli biologici) di tenere i loro animali al chiuso. Questo dimostra tra l’altro che il pericolo viene dall’esterno e non dall’interno degli allevamenti.

4.Gli allevamenti intensivi (meglio dire “allevamenti protetti”) sono le vittime delle migrazioni degli uccelli selvatici e non viceversa.

5.L’Influenza Aviaria è presente in Europa del Nord con alti e bassi dall’autunno del 2020.

6.L’alto livello di bio-sicurezza dell’avicoltura italiana ha invece permesso all’Italia di proteggere i propri animali e arrivare indenne fino ad un mese fa.

7.Gli allevamenti “intensivi” non sono assolutamente dei serbatoi di virus pronti ad esplodere, né luoghi di sfruttamento pericolosi e ingiusti. Da quando esiste l’industria avicola il livello di benessere animale non è infatti mai stato così elevato e la mortalità mai così bassa .

8.Condannare gli allevamenti intensivi per l’Influenza aviaria sarebbe come dire che, data l’attuale diffusione del Covid19, la Germania e l’Austria sono paesi dove il sovraffollamento e lo stress provocano ogni giorno la sofferenza e la morte dei loro cittadini.

altre note sul tema le trovate anche su

https://ilfattoalimentare.it/33-milioni-volatili-influenza-aviaria.html

Pietro Greppi – ethic advisor – info@ad-just.it

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